
Per piacere non chiamatelo base
Vi è mai capitato di sentir definire un vino come “base”? Scommetto di si, a me capita tutti i giorni… Capita così spesso che nemmeno ci facciamo più caso, e accettiamo come ovvio e normale che nella gamma dei prodotti di un’azienda ci siano i vini “base” e i vini “top”.
Vi confido un segreto: i vini base non esistono. Ovvero: esistono, ma voi non ne berrete mai, a meno che non partecipiate alle degustazioni aziendali immediatamente dopo la fine della fermentazione dei mosti.
Ma andiamo con ordine: cos’è una base?
Una “base”, nel caso di un vino, è un prodotto grezzo che deve ancora essere lavorato prima di diventare un vino finito, cioè prima di essere assemblato, affinato, ulteriormente travasato, chiarificato, stabilizzato, filtrato e infine imbottigliato. Una base è un prodotto intermedio tra l’uva e quello che troverete nella bottiglia, o in damigiana, o perfino sfuso ma pronto per il consumo. Una base non verrà mai messa in commercio da nessuno, semplicemente perché necessita ancora di tantissime lavorazioni e probabilmente di tantissimo tempo prima che diventi il vino di cui il produttore sarà orgoglioso di parlarvi. E, tutto questo, indipendentemente dal prezzo a cui lo acquisterete.
Esistono “basi” del valore commerciale di pochi centesimi, così come esistono “basi” che costano diversi euro, a seconda delle uve utilizzate e della denominazione a cui appartengono. Tutte hanno un denominatore comune: non sono pronte per il consumo e, se chiederete al produttore di lasciarvele degustare, difficilmente sarete accontentati.
Perché i vini più semplici, quelli per il consumo semplice e quotidiano, magari fermentati solo in acciaio e pronti già l’anno successivo alla vendemmia vengono chiamati “base”?
Non lo so: probabilmente abbiamo mutuato questo termine dall’industria automobilistica, dove il “modello base” può essere accessoriato, completato da extra che renderanno la vostra automobile molto più figa, comoda e funzionale.
Il vino, una volta imbottigliato, non può essere ulteriormente “accessoriato”, non può essere arricchito con degli extra. Quando il produttore decide che quel vino è pronto, nulla potrà essere più fatto per modificarlo: un’ulteriore sosta in bottiglia potrà esaltare alcune delle sue caratteristiche, potrà affinare gli aromi e renderlo più morbido ed integrato alla degustazione, ma non potrà modificarne in modo sensibile la personalità.
E allora, per piacere, non chiamiamolo “base”.
Esiste una dignità nei vini semplici, fatti per il consumo quotidiano, che viene svilita e mortificata dall’utilizzo del termine “base”. Base è qualcosa che necessita di un’aggiunta per migliorare: i vini quotidiani, invece, sono perfetti così come sono, pensati per rendere il piacere del vino disponibile a prezzi ragionevoli, e godibile ogni giorno.