La Sicilia, il Nero d’Avola e l'assurda speculazione che danneggia il lavoro dei viticoltori.
Ieri sono tornata dagli Stati Uniti, dove ho trascorso le ultime due settimane viaggiando tra la California e il Colorado, l’Arizona e il Sud del Texas.
E molti dei nuovi clienti che ho visitato (ristoratori, wine bar o enotecari) di fronte alle mie bottiglie inizialmente commentavano: non credo che il Nero d’Avola sia un vino di qualità. Poi, non appena assaggiato il vino, ecco comparire un’ombra di sorpresa sui loro volti: non credevo che fosse così buono!
Da un blend di vitigni internazionali al Nero d’Avola in purezza: il vino di mio padre, oggi raccontato attraverso la mia idea di Sicilia.
Mio padre Pietro avrebbe bevuto solo Bordeaux: Pétrus (forse perché ispirato dall’omonimia) e Margaux sopra ogni cosa, vini costosissimi, non certo per tutti i giorni…
Quando iniziò a fare vino i suoi primi tentativi furono con uve Merlot, e con diversi problemi. Il Merlot in Sicilia è totalmente diverso dal suo cugino francese: le nostre uve maturano molto di più e più in fretta, hanno minore acidità, una maggiore concentrazione di zuccheri e tannini più morbidi. Ritardare la vendemmia per inseguire una maggiore concentrazione aromatica porta, molto spesso, alla surmaturazione. Dopo l’impianto del vigneto di Petit Verdot, potè superare molti di questi problemi. Il Petit Verdot ha tannini meravigliosi, un colore straordinario e, soprattutto, matura più tardi, mantenendo un livello di acidità più elevato. Questa fu, dunque, la soluzione alla sua ricerca: un blend di Merlot e Petit Verdot, con un tocco di Nero d’Avola (dal 10 al 20% nelle prime annate) che ricordava molto da vicino lo stile bordolese, ma con una personalità tutta siciliana.
La vera storia della Bambina, e perché questo vino rosato, siciliano fino al midollo, sta facendo il giro del mondo.
Da un po' di tempo desideravo sperimentare un rosé. Volevo che fosse un vino in purezza e che esprimesse tutta la personalità e la freschezza del Nero d’Avola, vitigno siciliano per eccellenza, ma le uve del vecchio vigneto, piantato in un terreno argilloso, sono solitamente troppo strutturate e con tannini accentuati, quindi non adatte al vino che avevo in mente.
Poi, nel 2007, abbiamo piantato un nuovo vigneto. Al momento di individuare il sito per l'impianto, il terreno calcareo che abbiamo scelto si è rivelato perfetto per fornire alle viti i minerali e le sostanze nutritive necessarie a concentrare una ottimale acidità e per sviluppare un corredo aromatico espressivo ed allo stesso tempo delicato.
Il Nero d'Avola è il vitigno autoctono siciliano a bacca rossa più conosciuto. Apprezzato per la propria resistenza alla siccità ed alle calde estati, il Nero d'Avola è estremamente adattabile a diversi tipi di suoli, e risente notevolmente dell'influenza dei differenti terroir nei quali viene coltivato.